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L'aula di robotica come laboratorium di orientamento alle professioni

 

La scuola, attualmente soprattutto per gli adolescenti, non fornisce il viatico benefico per l’avventura della vita di ciascuno. Non fornisce le difese per affrontare le incertezze dell’esistenza, non fornisce le difese contro l’errore, l’illusione, l’accecamento. (...) Non fornisce la preoccupazione, l’interrogazione, la riflessione sulla buona vita e sul ben vivere. Insegna solo in modo molto lacunoso a vivere, fallendo in ciò che dovrebbe essere la sua missione essenziale.

(Edgar Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina Editore 2014, pp.36-37)

E’ quanto mai necessario che gli insegnanti siano ambiziosi, che coltivino l’intima convinzione di poter scrivere il futuro insieme con quei compagni di viaggio che ogni anno, diversi ma uguali, si avvicendano nelle classi.

Occuparsi di futuro non è facile, la delusione è sempre in agguato, il senso di inutilità può essere paralizzante. Ecco perché per la nostra professione gli stimoli sono fondamentali, tendere verso obiettivi ambiziosi può fare la differenza tra l’essere soddisfatti del proprio lavoro e la frustrazione. E’ stato difficile per me digerire queste parole di Morin, eppure non posso fare a meno di pensare che siano molto, molto vicine alla realtà.

Ma come insegnare questa bella avventura che è la vita?

Si prendono decisioni, nella vita vera. Cosa facciamo decidere ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze?

Si fanno errori, nella vita vera. Come affrontiamo con loro l’errore e la gestione dell’errore?

Si lavora insieme con gli altri, nella vita vera. Come facciamo fare pratica ai nostri studenti del lavorare insieme?

Esiste un posto e un metodo dove praticare una scuola che si apra alla vita?

Per fortuna sono ambiziosa e sono ancor più fortunata nell’aver incontrato sulla mia strada altri insegnanti ambiziosi.

Nella mia scuola, il Liceo Pepe Calamo, presso lo Scientifico Pepe, c’è un’aula di robotica LEIS (Lego Education Innovation Studio), finanziata grazie ai fondi FESR nel 2014. Qui si svolge il progetto Roboticsness. Gymnasium Mentis.

Il sito di Roboticsness

La nostra filosofia

Abituare i ragazzi a pensare con un robot è strategico per preparare i cittadini di una smart community a confrontarsi con la realtà.

 

Lo scopo principale del progetto è da ricercare nell’attenzione massima che le attività  pongono sul ruolo centrale dello studente nell’apprendimento, metodologia didattica che non nasce contestualmente all’avvento della tecnologia, ma lo precede (basti pensare alle teorie che gravitano nell’area socio/costruttivista o alla scuola montessoriana). Il mondo della scuola è coinvolto in un processo di cambiamento che ha innovato la prospettiva di insegnamento/apprendimento. La didattica centrata sulla trasmissione del sapere non è più adatta ad un mondo multiforme e dinamico come quello nel quale gli studenti sono immersi. E’ necessario ripensare strumenti, metodologie e ambienti che consentano allo studente di acquisire competenze disciplinari e trasversali e maturare quelle SKILLS FOR LIFE che sono ormai irrinunciabili. Le parole chiave di una didattica aumentata dalle tecnologie sono apprendimento attivo, collaborazione tra pari, personalizzazione degli apprendimenti e imparare facendo. Lo studente deve essere considerato come parte attiva, prosumer, di un processo di apprendimento non più unidirezionale, ma basato sulla partecipazione vissuta. Tale didattica non può prescindere da nuove metodologie in cui il docente diventa coach, tutor di un processo di apprendimento basato su attività “hands on and minds on”.

Come lo studente diventa un soggetto competente?

Lo studente potrà diventare un soggetto competente perché sarà stato allenato a interpretare la realtà, progettare le strategie per la soluzione di un problema, prendere decisioni coerenti con obiettivi e strategie, portare a termine il processo. L’aula LEIS è il luogo nel quale sfruttare le potenzialità comunicative, didattiche e sociali offerte dall’innovazione tecnologica: qui l’insegnante è il “facilitatore” in grado di progettare una didattica che metta al centro l’apprendimento dello studente: ricerca personale e di gruppo, brainstorming, cooperative learning, peer education, peer tutoring. L’aula diventa un laboratorium, nel senso antico del termine, dove si privilegiano esclusivamente tecniche di apprendimento attivo. Non dobbiamo, quindi, pensare alle nuove tecnologie come a degli strumenti "neutri", che si possono affiancare agli altri per continuare a perseguire gli stessi obiettivi con le stesse metodologie, bensì ad una nuova didattica che, basandosi sull’uso delle nuove tecnologie, possa mettere in crisi la tradizionale metodologia e dispiegare le proprie potenzialità. La robotica è un ottimo ponte di collegamento tra saperi come matematica, coding, aspetti applicativi delle scienze ingegneria e tecnologia.

Dall’entrata in vigore della Legge 107, il progetto è stato declinato anche come generatore di percorsi di Alternanza Scuola Lavoro. Si tratta di una evoluzione resa possibile proprio dagli obiettivi generali del progetto, che intendono far sviluppare nello studente le competenze chiave per affrontare le sfide del XXI secolo: pensiero computazionale, problem solving, spirito di iniziativa, leadership, collaborazione, curiosità, creatività. L’apertura al dialogo con le associazioni e le imprese ha innescato un processo virtuoso e ha prodotto uno stimolo reale alla crescita professionale dei docenti coinvolti, permettendo ai nostri ragazzi di partecipare ad esperienze significative.

Con Campustore, azienda leader nel settore delle ICT per la didattica, è stata realizzata una convenzione per la realizzazione di un percorso formativo di Alternanza Scuola Lavoro: questo momento è stata l’evoluzione di una collaborazione attenta e preziosa tra scuola e azienda, grazie alla lungimiranza della Dirigente Scolastica dott.ssa Annunziata Ferrara e dell’amministratore delegato Pierluigi Lanzarini. Seguiti dal tutor aziendale Lisa Lanzarini, gli studenti sono stati impegnati presso lo stand di Campustore a Maker Faire Rome 2017 e  quest’anno realizzeranno un percorso di Alternanza a Fiera Didacta (18-20 ottobre).

Gli studenti e le studentesse, cresciuti in questi anni in aula LEIS con i robot Lego, hanno innanzitutto scoperto in Alternanza la profonda relazione che esiste tra passione e lavoro: quell’orientamento naturale verso la costruzione e la programmazione dei robot si traduce in orientamento al lavoro quando lo studente ha l’opportunità di praticare in situazioni reali tutte quelle cose che ha realizzato all’interno di un laboratorio sperimentale. La scuola ha permesso agli studenti e alle studentesse (che in numero crescente di anno in anno frequentano il progetto) di scoprire la vita vera:

lavorare in team e  sentirsi parte di un gruppo per il raggiungimento di un obiettivo comune; adattarsi alle diverse situazioni; esprimersi in pubblico con padronanza; condividere tempi e spazi del lavoro, riconoscere i ruoli e le funzioni all’interno della gerarchia dell’azienda; spendere in un contesto reale le conoscenze apprese nel percorso scolastico.

 

Ma siamo in un Liceo Scientifico, direte….

Certo, i nostri studenti, dopo la maturità, si orientano prevalentemente verso le discipline sanitarie e scientifiche.

Prendiamo, ad esempio, le competenze non tecniche da spendere in sala operatoria:

team work

consapevolezza situazionale

decision making

gestione dello stress

resilienza

 

Ebbene, frequentare l’aula di robotica può essere utilissimo per un futuro chirurgo!

 

Non è l’aula di robotica un sistema orizzontale dove una prima fase di briefing pone le basi del lavoro del team, dove l’individuazione e la gestione dell’errore è il nodo fondamentale di tutto il lavoro, dove il controllo capillare del materiale ne consente il pieno e ottimale utilizzo, dove le decisioni si prendono insieme, dove ciascuno ricopre un ruolo che è fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo, dove ognuno segue l’intero processo, dove ciascuno collabora ed è parte attiva?

 

Si può fare pratica, ad esempio, di “intraprendenza”? In aula di robotica è possibile. Ed è anche facile. Basta non dire no ogni volta che uno studente ha un’idea. Basta sostenere.

 

Si può imparare a seguire le proprie attitudini? Si può sognare di far parte di un’équipe in sala operatoria? Si, in aula di robotica è possibile. Ed è anche facile.

Basta essere insegnanti ambiziosi. E molto molto pazienti….




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