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Liberare la scuola. Recensione ma non troppo

Recensire Liberare la scuola. Vent’anni di scuole autonome, volume curato da Marco Campione ed Emanuele Contu per le edizioni Il Mulino non è facile. E poi sono troppo coinvolta, la legge sull’autonomia scolastica segna i miei primi anni di docente, i primi corsi di aggiornamento. Ricordo la passione e il fermo sostegno alla legge sull’autonomia del mio Dirigente Martino Sante Liuzzi, ricordo l’incontro con l’ispettore Tiriticco (il primo, lo avrei rivisto tanti anni più tardi, sorprendente come quella prima volta). Quante speranze…

Mi ha attirato subito il titolo, Liberare la scuola, e quanto bisogno ci sarebbe di liberarla, oggi più che mai. E poi sono solo vent’anni, l’autonomia è ancora in odore di gioventù. Come si dice qualche volta di un giovane promettente e talentuoso: “si farà”.

Non sono una lettrice disciplinata e questo libro sembra scritto proprio come piace leggere a me, cioè saltellando. Se leggo anche i romanzi così, saltellando, vi chiederete? No. Non leggo romanzi. Preferisco una bella armoniosa ragionata pagina di saggistica, come sono le pagine di questo libro, ricche di autorevoli contributi articolati in tre parti:

  1. L’autonomia delle scuole: radici, genesi e crisi di una riforma
  2. Lo stato dell’arte: bilancio dei  primi vent’anni di autonomia delle scuole
  3. L’autonomia domani: ipotesi per un rilancio

Adesso è chiaro perché non potete non leggerlo? C’è la storia della scuola, la nostra, quella più difficile da scrivere perché la più recente raccontata attraverso diversi contributi.

 

Oltre alla passione per il titolo non riesco a nascondere quella per l’autore dell’introduzione, Luigi Berlinguer. Quella mattina (così è nella mia memoria, quella mattina) andai a scuola con un tailleur rosso: Berlinguer era Ministro dell’Istruzione. Era rosso anche il rossetto e perfino il mio sorriso aperto e ben in vista era rosso. La scuola, scritta nel mio DNA, appariva più forte. Era la forza delle idee che solo chi ha la visione del futuro può esprimere.

«E’ importante invece la consapevolezza che volendo una scuola per tutti, ovvero tale per cui ne traggano vantaggio tutti (sia pure in misura e forme differenti), dobbiamo, in una società democratica tendere a realizzare una scuola anche all’insegna della democrazia sociale» scrive Berlinguer, richiamando con semplicità che la scuola non può più assolvere ad una funzione trasmissiva, ma deve sostenere il protagonismo di chi apprende. E gli studenti e le studentesse devono essere al centro. Ma come facciamo a metterli al centro? A fare una scuola che qui e ora sappia dare risposte a tutte le domande, anche a quelle che si esprimono in un momento di incertezza come quello che stiamo vivendo?

Che ci crediate o no Marco Campione ed Emanuele Contu conoscono la strada. E anche la grammatica, sì, perché propongono una nuova lettura dove al singolare autonomia si sostituiscono le autonomie al plurale: degli studenti, dei docenti, dei dirigenti, delle istituzioni scolastiche.

Serve costruire una domanda dal basso di autonomia

La scuola come la conosciamo oggi è la scuola che ha dovuto esprimere una risposta titanica, quella della didattica a distanza nel periodo della sospensione delle attività didattiche. Sembrerebbe una scuola pronta ad esprimere dal basso una domanda di autonomia per rilanciare (e finalmente concretizzare) questo percorso. 

«L’autonomia scolastica è uno strumento chiave per migliorare la qualità del servizio dell’istruzione e assicurarne l’adattamento alle esigenze reali della società e dell’economia del territorio di riferimento» scrive Bassanini e battuta dopo battuta, incalzante, ricostruisce la storia e costruisce un nuovo scenario. 

Non possiamo accettare che si ripeta quell’oscillare tra i propositi (buoni) e le occasioni (mancate) senza combattere, senza scegliere. L’autonomia deve riprovarci. Lo abbiamo capito in questo anno scolastico che non finisce mai e che ha portato alla luce tutte le annose questioni che Liberare la scuola esamina, tra le quali il passaggio dal Preside al Dirigente (Giannelli), chiamato ad affrontare un livello alto di complessità nella gestione della scuola articolata su più sedi con personale amministrativo depotenziato e senza quelle figure stabili di middle management che sarebbero necessarie (so di cosa parlo, ma non mi dilungo, anche qui sono piuttosto coinvolta).

«Per poter decollare» tuttavia, l’autonomia «necessita di un indirizzo politico» scrive Anna Maria Poggi affrontando la centrale questione delle reti di scuole e dei centri di servizi autonomi. E in effetti per decollare una direzione bisognerebbe averla, e potrebbe essere questa:

«La nostra proposta è quella di attivare dei percorsi ad autonomia rafforzata, per passare dalla logica astratta dell’autonomia scolastica, declinata in norme che ne sono premessa ma non compimento, alla realizzazione delle scuole autonome». Questa la rotta indicata da Marco Campione ed Emanuele Contu, allineata con le sfide che ci attendono, quelle che già c’erano e quelle che il 2020 ci ha portato.

Devo riconoscere, però, che il 2020 ci ha anche portato Liberare la scuola e che ci ha fatto vivere meglio la dimensione sociale della tecnologia: è stato durante le presentazioni in diretta sui social che ho avuto modo di apprezzare dalla viva voce degli autori e di tanti protagonisti del mondo della scuola, della politica e della cultura quanto sia importante che la scuola stia a cuore a tutti noi. C’è bisogno di autonomia: se non ora, quando?

Paola Lisimberti

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