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E se "la scuola" ti invia messaggi? Potrebbe essere un...BOT! "A che serve"?

A tutti i docenti sarà capitato, almeno una volta nella carriera, di sentirsi rivolgere la fatidica domanda: “Prof, a che serve quello che stiamo studiando?”.

È una domanda che, il più delle volte, spiazza. Perché in essa si concretizza l’essenza dell’insegnamento. Nel caso dell’oggetto di questo articolo, la domanda coincide, per lo studente e per l'insegnante. “A che serve?”.

L’abilità nello scrivere del codice in un linguaggio di programmazione è uno dei principali obiettivi specifici di apprendimento del secondo biennio del Liceo Scientifico Scienze Applicate (Decreto Interministeriale 211 del 2010 - Regolamento indicazioni nazionali nuovi Licei).

Trattando questo tema, il rischio è di cedere al tecnicismo sintattico e semantico dello specifico linguaggio, perdendo di vista le competenze richiamate dallo stesso decreto, ovvero le “conseguenze sociali e culturali” derivanti dall’uso degli strumenti informatici.

Invece, sia lo stesso decreto che, soprattutto, il framework europeo DigComp2.1, pongono l’attenzione sullo strumento digitale finalizzato allo sviluppo di competenze di problem solving, creazione ed innovazione, più che sulla programmazione in senso stretto, auspicando anche sinergie con il territorio.

In estrema sintesi, un invito a sviluppare le competenze tecniche senza perdere elementi di contesto socio-culturale. A che serve studiare una iterazione per vero?A che serve utilizzare un libreria di sistema?A che serve dichiarare una variabile intera?A che serve il software che sto realizzando?

Risposta: a nulla se resta un esercizio di stile; a tanto se lo finalizza legandolo al territorio.

Quella che racconto è una esperienza di circolarità, che nasce a scuola e torna a scuola.

Sono convinto, da anni, che la scuola debba aprirsi al territorio, alle sue migliori forze, alle migliori esperienze di innovazione. E cerco di portarle nella didattica.

Una di queste esperienze è quella di civic hacking, di riutilizzo dei dati e sviluppo di bot Telegram: da circa due anni, grazie ad incontri multipli e ripetuti di formazione e informazione, un civic hacker, Francesco Piero Paolicelli (alias Piersoft), ha portato a scuola tematiche quali Open Data e Telegram. 
Cos’è Telegram?

E’ un’app di Instant Messaging sviluppata da due ragazzi russi (Pavel e Nikolai Durov) che, oltre ad un sistema di crittografia e un protocollo di comunicazione open source, consente lo sviluppo di applicazioni software, come i Canali e i Bot.

Senza entrare troppo nel dettaglio, quanti di noi sono interessati alle notizie di un sito web tematico? E quanti di loro aprono regolarmente il sito stesso per conoscere le novità in esso pubblicato? Non sarebbe bello se l’amministratore del sito vi mandasse un messaggio sullo smartphone per avvisarvi? Bene, con Telegram di può! Solo che il messaggio non lo invia un umano ma un software: un BOT (da ROBOT) appunto. Insomma, un software, appositamente realizzato.

Ma quali competenze servono per sviluppare un BOT?
Esattamente quelle descritte prima: competenze di programmazione (almeno a livello base), conoscenze del software e utilizzo degli strumenti in modo innovativo e per rendere un servizio. Insomma, tecnicismo ma, soprattutto, visione e problem solving.

Ma perché, si diceva, qualcosa che nasce nella scuola e per la scuola?
Perché l’applicazione software in questione è stata sviluppata da un
 ex studente del Liceo Scientifico “Vincenzo Lilla” di Oria (BR)
Simone Versienti.

Un ragazzo che, grazie al percorso scolastico, ha iniziato ad acquisire queste competenze, le ha fatte proprie e ne sta facendo un proprio percorso di vita, studiando Ingegneria Informatica e lavorando come sviluppatore software.

Ed anche creando Bot e Canali.

Gli ultimi li ha creati insieme a chi scrive che è stato il suo insegnante, due anni fa.

Come in una chiusura del cerchio, ho pensato a quanti docenti, in questo periodo (ma non solo) attendono che sul sito dei cosiddetti Ambiti Territoriali Provinciali, degliUffici Scolastici Regionali (gli ex Provveditorati agli Studi) vengano pubblicate notizie utili per la propria vita professionale.

Ho chiesto, quindi, a Simone di sviluppare del codice (laddove necessario) e supportarmi nello sviluppo dei Canali Telegram dei (ex) Provveditorati e dell’Ufficio Scolastico Regionale Puglia.

Alcuni sono già attivi: UspBrindisi, UspBari, UsrPuglia.

Ma come ci si connette?

Per prima cosa, occorre scaricare l’app Telegram, dall’app store del proprio gestore.

Una volta installato ed aver scelto il proprio nickname (che inizia sempre per @. Vale anche per i BOT e i Canali), basterà cercare nell’apposito campo il Canale desiderato: ad es.@UspBrindisi e fare click sul pulsante “unisciti”

 

 

 

Ed il gioco è fatto!

Ora, il docente resterà aggiornato sulle novità del sito collegato al canale scelto!

 

Il Canale fornirà anche il link alla notizia richiesta.

In pratica, non serve più stare in attesa di una notizia: con il Canale Telegram, sarà la notizia a cercare voi!
Per una volta, la scuola deve dire grazie a se stessa!

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