Didattica

Innovazione

Io, Internet e Primo Levi

Chi ha bisogno di punirsi trova occasioni dappertutto.

(P.Levi, A fin di bene, in Vizio di forma, Tutti i racconti, a cura di M. Belpoliti, Einaudi 2006)

 

Cosa raccontare in una classe oggi, 29 ottobre, mentre stanno cercando il significato di una parola sullo smartphone?

“Gergale, cerchiamo insieme cosa significa, andiamo su Treccani.it” dice l’insegnante.

Link, download, cerca, condividi, connessione, rete, web, internet, wi-fi, app: sono solo alcune delle parole delle quali non si potrebbe più fare a meno. Ma c’è una parola sottesa a tutte: velocità.

 

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Insegnare un lessico per capire il presente

Anno scolastico iniziato. Si entra nel vivo già dalla prima settimana. Qualcuno già corre ancora inseguito dal programma. Qualcuno già pensa allo scrutinio. Qualcuno non ha ancora iniziato perché mancano gli insegnanti. E poi ci sono quelli che si ostinano, quelli che guardano sempre all'aria che riempie il bicchiere pieno d'acqua per metà. Ed il bicchiere è sempre pieno. Tra quelli che si ostinano ci sono anche io, ma non sono sola. L'ostinazione si esercita soprattutto nella ricerca di tutte quelle chiavi che aprono le porte della vita, in modo che quello che si studia a scuola, gli autori che si leggono, le poesie che si analizzano, le cose che si imparano, siano davvero per studenti e studentesse un patrimonio da custodire e mettere a frutto quando saranno fuori, nella vita vera, nel mondo reale. Ve lo dico così, semplicemente, altrove si parlerebbe di competenze di cittadinanza, digitali e di comprensione di testi scritti di varia natura. Ma io ve lo racconto diversamente, perché raccontato in didattichese è piuttosto noioso.

Dal 7 al 13 ottobre si svolge ad Ostuni il festival della cooperazione internazionale, una di quelle cose che si devono annoverare tra le cose belle, coordinato dal dott. Francesco Colizzi, uomo di grande umanità ed esperienza straordinaria.

Un programma nutrito di eventi, incontri, scambi: la scuola non può restare a guardare, non può continuare a vivere delle sole cose che stanno sui libri di testo. Bisogna trovare il modo di ampliare gli orizzonti, aprire le finestre, trovare le chiavi. E incontrando Gianluca Solla e il volume Lessico della crisi e del possibile. Cento lemmi per praticare il presente, a cura di F.O.Dubosc, potremo dare ai nostri studenti qualche chiave.

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Intervista a Luca Scalzullo, l'innovazione fatta con il cuore

  1. Innovatori si nasce o si diventa?

Inizi col botto, se questa è la prima domanda, tremo all’idea delle altre. E’ nel galateo della comunicazione non rispondere ad una domanda con un’altra domanda, ma in questo caso, mi perdonerai la violazione, ma mi pare necessario. Per sapere se innovatori si nasce o si diventa forse occorre chiarire prima cosa si intende con la parola ‘innovatore’, soprattutto in un momento storico in cui la confusione generata da una comunicazione facile, immediata rapida e sintetica ha ottenuto come risultato quello di confondere acque ed idee. Innovatore, infatti, è uno di quei termini usato, almeno quanto ‘cambiamento’ e ‘nuovo’.

Come parere del tutto personale l’innovazione nasce dall’ignoranza e dal dubbio. Mi spiego meglio. L’innovatore è quella persona capace di percepire l’ignoranza di un sistema, una falla, qualcosa non completamente chiaro, non completamente approfondito, una consuetudine che non soddisfa appieno un modo di fare, di affrontare la realtà. L’innovatore per circoscrivere l’area di ignoranza che lo affascina, sì perchè di fascino irresistibile si tratta, usa uno strumento enorme, il dubbio. L'innovatore è qualcuno che non smette di farsi domande, di cercare risposte e di dubitare di esse per ricominciare un processo ciclico di ricerca continua in cui dubitare, fare domande, pensare, fare errori, raggiungere risultati per tornare a dubitare ancora. 

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Umano chi legge

Umano chi legge, attività didattica per l’accoglienza a.s.2019/2020



“La Scuola apre mondi” (Massimo Recalcati, L’ora di lezione)



2019: cinquant’anni dall’allunaggio. La conquista della Luna, sognata osservata vagheggiata e descritta, divenne realtà il 20 luglio 1969. Avevo tre anni e non ricordo niente. Il segno di questa conquista è l’impronta dell’astronauta sulla superficie lunare. Infatti, lasciare un’impronta è un segno importante del nostro passaggio e spesso si usa questa metafora proprio per gli insegnanti che quanto più sono appassionati del proprio lavoro tanto più lasciano impronte. E le impronte hanno più senso al plurale che al singolare.

Se insegnare significa letteralmente, come abbiamo visto, lasciare un’impronta, una traccia, un segno nell’allievo, è perchè si esclude che la trasmissione possa ridursi a una clonazione, ovvero alla riproduzione passiva e conformistica della parola del maestro (M.Recalcati, cit.,p.109) 

Sono pienamente d’accordo con Recalcati, il suo L’ora di lezione mi ha tenuto compagnia in questa strana estate, di nuovo (non leggo mai un libro una volta sola) insieme ad altre letture. Credo sia una delle aspettative più alte, quella di lasciare un’impronta. Ci provo tutti i giorni, e confido sempre nel pieno successo, ma proprio perché legato a questo anniversario, l’anno scolastico 2019/2020 merita un’impronta speciale,  una bella impronta, di quelle che restano visibili per tanto tempo, come quella dell’uomo sulla luna.

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Mani robotiche Lego Ev3

L'aula di robotica come laboratorium di orientamento alle professioni

 

La scuola, attualmente soprattutto per gli adolescenti, non fornisce il viatico benefico per l’avventura della vita di ciascuno. Non fornisce le difese per affrontare le incertezze dell’esistenza, non fornisce le difese contro l’errore, l’illusione, l’accecamento. (...) Non fornisce la preoccupazione, l’interrogazione, la riflessione sulla buona vita e sul ben vivere. Insegna solo in modo molto lacunoso a vivere, fallendo in ciò che dovrebbe essere la sua missione essenziale.

(Edgar Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina Editore 2014, pp.36-37)

E’ quanto mai necessario che gli insegnanti siano ambiziosi, che coltivino l’intima convinzione di poter scrivere il futuro insieme con quei compagni di viaggio che ogni anno, diversi ma uguali, si avvicendano nelle classi.

Occuparsi di futuro non è facile, la delusione è sempre in agguato, il senso di inutilità può essere paralizzante. Ecco perché per la nostra professione gli stimoli sono fondamentali, tendere verso obiettivi ambiziosi può fare la differenza tra l’essere soddisfatti del proprio lavoro e la frustrazione. E’ stato difficile per me digerire queste parole di Morin, eppure non posso fare a meno di pensare che siano molto, molto vicine alla realtà.

Ma come insegnare questa bella avventura che è la vita?

Si prendono decisioni, nella vita vera. Cosa facciamo decidere ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze?

Si fanno errori, nella vita vera. Come affrontiamo con loro l’errore e la gestione dell’errore?

Si lavora insieme con gli altri, nella vita vera. Come facciamo fare pratica ai nostri studenti del lavorare insieme?

Esiste un posto e un metodo dove praticare una scuola che si apra alla vita?

Per fortuna sono ambiziosa e sono ancor più fortunata nell’aver incontrato sulla mia strada altri insegnanti ambiziosi.

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Consigli di "classe" davvero speciali

Copertina del podcast

 

Metti una sera in rete con Alessandro Bencivenni che ti intervista.....e viene fuori quella "scuola secondo me" decisamente fuori dagli schemi.

Come quella volta che ho visto la scuola che verrà:

  • la presenza dello studente viene registrata da un totem all’ingresso;
  • il cronoprogramma della giornata scorre su diversi monitor posizionati in angoli strategici;
  • non esistono le classi, ma le aule disciplinari che i docenti della stessa materia condividono;
  • l’orario delle lezioni è flessibile;
  • si interagisce in situazione e anche a distanza con il docente attraverso l’uso di diversi dispositivi messi a disposizione dalla scuola.

Nell'intervista con Alessandro Bencivenni troverete tutte le mie "visioni" intorno alla mia professione di insegnante. Perché poter costruire il futuro resta il lavoro più bello del mondo.

 

Consigli di Classe - 9 - Paola Lisimberti

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