Didattica

Innovazione

Le metodologie cambiano la didattica

Mi si nota di più se rispondo o non rispondo?

Confesso di non essere andato a scuola, oggi. Tranquilli, non ho "fatto sega", non posso permettermelo: sono un Prof.
Però anche i prof beccano l'influenza e sono costretti a stare a casa.
Che bellezza!
Non bastano i 3 mesi di ferie d'estate, le (sole) 18 ore a settimana (va beh, nel mio caso 24...ma sempre "poche" sono per l'UdS-Uomo_della_Strada), i 15 giorni a Natale e i 6 a Pasqua. Posso crogiolarmi nel "dolce far niente".

INVECE NO!

Non posso permettermelo. 
Prima di tutto perché ho un problema con il sito di Istituto. E poi perché son fatto così: non riesco a star fermo.

E allora, nel frattempo che FileZilla completi la sua operazione di backup , nonostante il raffreddore e la "testa aerostatica", mi vengono in mente delle considerazioni riguardo una delle (tante) polemiche di questi giorni sulla scuola: il codice etico degli insegnanti.

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E se "la scuola" ti invia messaggi? Potrebbe essere un...BOT! "A che serve"?

A tutti i docenti sarà capitato, almeno una volta nella carriera, di sentirsi rivolgere la fatidica domanda: “Prof, a che serve quello che stiamo studiando?”.

È una domanda che, il più delle volte, spiazza. Perché in essa si concretizza l’essenza dell’insegnamento. Nel caso dell’oggetto di questo articolo, la domanda coincide, per lo studente e per l'insegnante. “A che serve?”.

L’abilità nello scrivere del codice in un linguaggio di programmazione è uno dei principali obiettivi specifici di apprendimento del secondo biennio del Liceo Scientifico Scienze Applicate (Decreto Interministeriale 211 del 2010 - Regolamento indicazioni nazionali nuovi Licei).

Trattando questo tema, il rischio è di cedere al tecnicismo sintattico e semantico dello specifico linguaggio, perdendo di vista le competenze richiamate dallo stesso decreto, ovvero le “conseguenze sociali e culturali” derivanti dall’uso degli strumenti informatici.

Invece, sia lo stesso decreto che, soprattutto, il framework europeo DigComp2.1, pongono l’attenzione sullo strumento digitale finalizzato allo sviluppo di competenze di problem solving, creazione ed innovazione, più che sulla programmazione in senso stretto, auspicando anche sinergie con il territorio.

In estrema sintesi, un invito a sviluppare le competenze tecniche senza perdere elementi di contesto socio-culturale. A che serve studiare una iterazione per vero?A che serve utilizzare un libreria di sistema?A che serve dichiarare una variabile intera?A che serve il software che sto realizzando?

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Chi è un maker dell'educazione

Un maker in educazione è un docente che per reputazione, indole, autorevolezza sia in grado di sovvertire l’ordine delle cose in un sistema chiuso, immobile, sempre uguale a se stesso.

Ha un atteggiamento propositivo, non dice “no”, ma “proviamo a farlo insieme” e si chiede “cosa imparano i ragazzi?

Il mondo della scuola, nonostante la millantata apertura e il tanto atteso svecchiamento, continua facilmente ad andare nella stessa direzione, perché ha costruito tali e tanti meccanismi di difesa al suo interno da ingenerare l’idea che sia “irriformabile”.

Il modello intorno al quale ruota il sistema è sempre vecchio: dal docente allo  studente.

 

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